lunedì 26 gennaio 2009

Vini naturali a Roma

Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio sarò a Roma per presentare i miei vini nella capitale. Mi fa molto piacere l'invito perché si tratta di una fiera che vedrà, credo per la prima volta, i migliori produttori del mondo biologico-biodinamico-naturale appartenenti alle diverse associazioni presentare tutti assieme il proprio lavoro.
Per informazioni su orari ed espositori cliccate qui. Ci vediamo a Roma.

venerdì 23 gennaio 2009

Così parlarono Slow food/Gambero Rosso

"Corrado Dottori opera scelte coraggiose e pratica una filosofia che mette al centro naturalità. Agricoltura biologica in senso stretto, uso di lieviti indigeni, interventi in cantina ridotti al minimo sono alcuni dei punti su cui Corrado non transige. I vini reagiscono di conseguenza. Hanno carattere generalmente scontroso, alta originalità, qualche piccola imperfezione tecnica, un profilo apprezzato da chi è aperto al nuovo, al diverso. Il più semplice (si fa per dire!) è il Terre Silvate: naso dai dolci sentori floreali, un po' pungente per accenni volatili, un pò semplici; al palato ha tono sostenuto da vivo nerbo e struttura legata a un residuo zuccherino stemperato dalla notevole sapidità finale. Il Nur viene da uve trebbiano dorato malvasia e verdicchio leggermente surmature. Fermenta sulle proprie bucce e si affina in barrique: nel bicchiere si veste di sfumature ambrate, ha un naso di erbe amare nocciola, buccia di mandarino; al palato ha attacco deciso, alcolico, contrastato, mentre il finale è lunghissimo, dal preciso carattere bucciato. Infine il Bianco 99, un vino dolce-non dolce ottenuto mediante metodo solera da uve trebbiano e verdicchio: pasta di mandorle, frutta secca, tratteggi ossidativi si fondono in un gusto non banale".

martedì 20 gennaio 2009

La Storia

Ci sono dei momenti in cui si percepisce la Storia. 
Ora sto guardando il giuramento di Barack Obama e capisco immediatamente che questo è uno di quei momenti. Da qualunque angolazione lo si guardi. Incredibile la partecipazione della folla; altissima l'attenzione del mondo; intenso il suo discorso, pieno di quella retorica e di quella cadenza da predicatore che lo hanno reso celebre.   
E poi capita che sul palco presidenziale salga Aretha Franklin a cantare e capisci che una cosa del genere può capitare solo in America.
Poi capita che una poetessa venga chiamata a declamare versi sul palco dove un minuto prima il Presidente ha tenuto il discorso di insediamento e capisci perché gli Stati Uniti d'America sono ancora un grande paese.
Poi capita che guardi su youtube il video di Bruce che canta This land is your land con Pete Seeger nel concerto per l'insediamento. E scopri che i due hanno cantato anche questa strofa: 
“There was a big high wall there that tried to stop me
Sign was painted, it said private property
But on the back side it didn’t say nothing
That side was made for you and me”
Hanno cantato la strofa "socialista" della canzone più famosa di uno, Woody Guthrie, sulla cui chitarra c'era scritto "Questa macchina uccide i fascisti". E l'hanno fatto sotto la statua di Lincoln, a Washngton, nel paese più capitalista del mondo. Per l'insediamento del primo presidente nero della storia. Ed allora ti viene da pensare che quel percorso accidentato verso un mondo più giusto, quel percorso che spesso si interrompe, che a volte sembra una strada senza uscita, che troppe volte perdiamo di vista, proprio quel percorso vale sempre la pena. E che è l'unico possibile, se pensi ai tuoi figli ed al mondo che vuoi lasciargli.

domenica 11 gennaio 2009

La musica vuota

Più di dieci anni fa, in una pausa pranzo del mio lavoro da bancario, iniziai a scrivere un romanzo. In realtà ho sempre scritto. Canzoni, poesie, racconti, articoli, saggi... Come quasi tutti gli italiani. Siamo un popolo di scrittori, pare... In ogni caso: stavo pure per divenire pubblicista, grazie alla collaborazione con lo storico mensile Vs, di bocconiana memoria; e nel 2005 venne pubblicato da Harmattan Italia un mio saggio dal titolo Bénin: Economia, Società e Sviluppo etico.
Il romanzo, però, è un'altra storia. Ci ho lavorato su per più di dieci anni. Ne è venuto fuori un volume che si intitola La musica vuota e che, da fine dicembre, è in distribuzione sul sito ilmiolibro del gruppo L'Espresso. 
In questi anni ho mandato il manoscritto a qualche editore. Gli unici riscontri sono state un paio di proposte di pubblicazione con clausola di riacquisto copie, cioè a pagamento. Non ho nulla contro questi sistemi di fare editoria. Dobbiamo tutti mangiare, ed ognuno si arrangia come può. Negli ultimi anni, però, si sono sviluppate interessanti occasioni di pubblicazioni on-demand: una forma di editoria indipendente che mi ha subito interessato. Tanto da mettere on-line un paio di raccolte di poesie scritte negli anni novanta (qui) e da pubblicare una antologia di scritti di Oliviero Zuccarini (qui), politico cuprense eletto alla assemblea costituente. 
Questi siti, Lulu.com piuttosto che boopen.it o appunto ilmiolibro, ciascuno con le sue differenze, sono a mio avviso una rivoluzione copernicana. Da un lato, infatti, mettono direttamente in relazione scrittori e lettori; dall'altro - poiché i libri sono stampati sulla base della effettiva domanda - vi è un risparmio effettivo in termini di impronta ecologica, rispetto alla quantità di libri che ogni anno va al macero a causa di un eccesso di offerta. Non solo, la possibilità di stampare liberamente un libro con un solo click e di renderlo immediatamente disponibile nel mare magnum di internet svincola, in qualche modo, la produzione culturale da quello che è sempre stato un potente filtro socio-economico: l'editore. Certo, il discorso è molto complesso. Intanto perché non tutti gli editori sono eguali; in secondo luogo perché la mancanza di filtri editoriali rende immediatamente disponibile una serie mostruosa di testi, buoni e meno buoni, interessanti o meno; in terzo luogo perché nell'epoca della comunicazione ciò che conta non è la produzione ma la riproduzione: ovvero la pubblicità, il marketing, la comunicazione. E a tanto nessuna formula "indipendente" è in grado ancora di arrivare.
Comunque: per una lunga serie di circostanze avevo deciso che avrei pubblicato il libro entro la fine del 2008. Ho voluto, quindi, sperimentare la nuova piattaforma de L'Espresso, che non mi sembra affatto male. Il libro costa 9 euro + spese di spedizione. Lo trovate a questo indirizzo (per prima cosa è necessario iscriversi a sito): La musica vuota. 
Di che parla? Di un bancario in crisi di identità, di un tempo lontano, di un amore complesso, della musica che salva la vita. Magari qualche stralcio lo pubblicherò su questo blog. Magari no. L'importante era liberarmene perché questa storia girava e rigirava nella mia testa da troppo tempo. Ed ora sono finalmente libero.
"...Stai insieme ad una ragazza che non puoi dire di amare. Sei ossessionato dai libri di Thomas Bernhardt. Adori il rock vecchio. Ti chiami Edoardo Alessi. E questo è più o meno quel che sei,  mentre esci dalla banca, convinto di aver sprecato l’ennesima giornata..." 

giovedì 8 gennaio 2009

Varie ed eventuali

Tornato da poco da un breve giro della Costiera Amalfitana. Ne scriverò a breve. Ora volevo scrivere uno di quei post davvero inutili ed incasinati che mi piacciono tanto.
Innanzitutto: pare che l'ultimo sia stato il dicembre più piovoso dal 1872. Ce n'eravamo accorti. Il telo copri piscina è divenuto a sua volta una piscina ed il muschio è cresciuto ovunque, nell'erba, nei vialetti, su muretti. Fatto sta che, nonostante la neve abbondante al nord, la pioggia infinita e le temperature rigide di quest'inverno, il 2008 è risultato uno degli anni più caldi di sempre. I dati parlano chiaro (vedi qui): noi vignaioli dovremo, quindi, seriamente confrontarci sempre più con il cambiamento climatico in modo aggressivo perché ormai non basta più nemmeno anticipare le vendemmie. Sì, ma come?
Poi: Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist (Confagricoltura) dichiara: “Niente trionfalismi per la fine d’anno dell’agriturismo! Inesistente l’annunciato “boom” per l’agriturismo delle festività appena concluse. Ospiti e presenze come lo scorso anno, ma l’offerta è aumentata del 6%. Oltre 20 mila posti letto rimasti vuoti". Finalmente, mi viene da dire. L'agriturismo in Italia è in crisi da almeno due anni ma nessuno lo dice, anzi. La causa? L'esplosione dell'offerta accompagnata da un lieve calo della domanda: le presenze straniere sono stabili mentre il piccolo boom italiano si è rivelato per quello che era, cioè una moda passeggera. Anche nelle Marche il calo c'è, ed ovviamente ne abbiamo risentito anche noi
Infine: meno male che c'è Giovanni Allevi che ci fa divertire. Io non l'ho mai particolarmente apprezzato, il marchigiano del momento. Gli riconosco un gran talento, quello dell'affabulatore e del markettaro di classe. Musicalmente non mi ha mai trasmesso granché. Ma, si sa, nel vuoto anche la mediocrità brilla. Ora che tutti gli danno addosso, da Uto Ughi ad un incazzatissimo direttore d'orchestra della RAI, quasi quasi mi diventa simpatico. Se non fosse che di fronte al talento geniale ed istrionico del "mio" Stefano Bollani qualunque nota suonata, così come qualunque polemica suscitata, dal "conterraneo" Allevi perda inesorabilmente valore.

sabato 3 gennaio 2009

I primi vini del 2009

Dedico il primo post dell'anno ad alcuni vini che abbiamo stappato in questi giorni di festa.
Il mio amico Bianco aveva la scimmia della Val Venosta e così ci siamo bevuti un superbo Riesling 2007 Falkestein. Meno minerale e verticale del Riesling di Peter Plieger, risulta però più largo e polputo e colpisce per una pulizia olfattiva ed una facilità di beva notevolissimi.
Lo Champagne L'Amateur di David Léclapart non è piaciuto granché ai miei commensali di capodanno ed invece a me sì. E molto. Assomiglia più ad un vino fermo che ad una bolla ma è lunghissimo, molto fresco e dritto, complesso al naso, benché dominato da sentori erbacei e terziari. E' certamente un vino che fa discutere. Può ricordare un pezzo prog anni settanta, chessò Genesis o King Crimson.
Solita grande prova del Riesling Reserve di Trimbach. Il 2002 è ancora "un bambino", con una acidità corrosiva e stupenda, con toni di cedro freschissimi ed una nota di kerosene sotterranea appena accennata.
Il Bianco aveva un'altra grande scimmia: Bordeaux. Abbiamo quindi bevuto un grand crus Margaux 2001, Chateau Giscours. Molto buono. Preciso, elegante, austero. Forse non così emozionante come un grande Borgogna, ma davvero un gran vino, in equilibrio fra le spezie e le erbe del Cabernet ed i frutti rossi del Merlot. Soprattutto: senza alcun segno di invadenza del legno. Un classicone.
Da classica a classica, diciamo da Parigi-Roubaix a Milano-Sanremo: il Barolo Vigna Chiniera 2000 di Elio Grasso ha mostrato tannini già docili, profumi molto fini di prugna, di amarena, di rosa appassita. Grande eleganza in bocca, nonostante l'imponente alcool. Forse non così complesso come ci si aspettava, ma certo un Nebbiolo tradizionale di valore assoluto.