martedì 26 settembre 2017

I nazisti dell'Illinois

Qualcuno di voi aveva veramente creduto alla rimonta di Martin Schultz che i vari giornali portavoce della ormai ex sinistra avevano paventato (qui uno dei pezzi più ridicoli)?

In questi giorni quegli stessi giornali non fanno che parlare di fascismo, xenofobia, razzismo. Uniche categorie per poter spiegare - dal loro punto di vista - come sia possibile che anche nella ricca, europeista e competitiva Germania le "masse" siano incazzate e i socialisti vengano sconfitti. Il problema sono ovviamente l'immigrazione - soprattutto i rifugiati siriani in questo caso - e il populismo. Lo stesso mantra ripetuto fino alla noia per #brexit #trump #lepen. Lo stesso mantra che Renzi ripete per convincere gli italiani a non votare M5S o Salvini: o me o i populisti. Chiaramente, di questo passo, gli italiani voteranno proprio per i populisti.
E la ragione è di una semplicità disarmante, chiara perfino ai miei figli di 9 e 11 anni: se per trent'anni fai politiche di destra alla fine favorisci la destra. Strano no?

Ora, lo so che gli italiani hanno nel loro DNA il fascismo ed una certa allergia per gli stranieri; e so altrettanto bene che in Germania i nazisti esistono ancora; e sono anche assolutamente consapevole che ingenti flussi migratori possano generare dei problemi di coesistenza.
Ma non è questo il punto.
La dinamica per cui la sinistra istituzionale sta perdendo e scomparendo in tutta europa (ma anche in USA non sta benissimo dopo il tracollo di Clinton) è essenzialmente legata al tradimento nei confronti dei propri elettori storici, all'assoluto fraintendimento della situazione storica attuale, ad errori clamorosi nelle politiche economiche. Provocando - ma neanche tanto - si può dire che la Brexit è figlia di Tony Blair, Trump del brusco risveglio dal sogno di Obama, Salvini e i 5S di una sinistra italiana che per vent'anni ci diceva "o noi o Berlusconi", salvo alla prima occasione utile farci un governo assieme. E si potrebbe continuare.

La realtà è invece ben rappresentata da questi due grafici, che raccontano cosa è capitato nel mondo negli ultimi sessanta anni (i grafici ritraggono la situazione americana ma non sarebbero molto diversi  in Europa).

Ed è una verità che fa male soprattutto a chi dalla fine del Muro di Berlino ha raccontato che la lotta di classe era finita e bisognava rifondare il socialismo (Che poi ha significato svenderlo). I due grafici, complementari, dicono una cosa semplice semplice: che dall'avvento del neoliberismo - segnata con la fine di Bretton Woods nel 1971 - i profitti delle aziende sono esplosi e i salari degli operai sono crollati.
Cosa c'entra questo con le elezioni tedesche? Se nelle vene delle classi dirigenti della sinistra scorresse ancora un briciolo di buon marxismo, capirebbe l'ovvio: le riforme strutturali tedesche, prese ad esempio in tutta l'Europa dell'austerità, Mario Monti in primis, hanno generato una macchina economica perfetta (il primo esportatore di merci al mondo) ma al prezzo di un aumento della precarietà, di lavori malpagati (i minijobs), di disuguaglianze mai sanate fra ovest ed est del paese. Una strisciante rabbia sociale cui i socialdemocratici hanno risposto con la grande coalizione, cioè con l'alleanza durata anni con la Merkel. Alleanza risultata ora fatale a Schulz.
Una workin' class che si sposta a destra è difficile da digerire ma questo è ciò che sta succedendo nel mondo occidentale: lo scrive bene Alberto Bagnai nel suo blog dove il grafico qui sotto vale più di mille peripezie verbali su quanto siano xenofobi i tedeschi: sono in grandissima parte le più povere aree della Germania Est ad avere votato l'estrema destra.

Ma questa "classe operaia allargata", questo neo-proletariato diffuso in tutti i paesi ad economie avanzate, non odia l'immigrato perché naturalmente portato a farlo: odia l'immigrato perché da trenta anni a questa parte gli è stato raccontato dai politici, dai media, dalle classi dominanti che il suo "nemico" non era più l'industriale (quello che a guardare il grafico sopra si prende la fetta più grande della torta) ma il suo omologo nei paesi emergenti, il suo pari grado in catena di montaggio o lo studente brillante arrivato da un altro posto a "rubargli il lavoro". Perché se non c'è "lotta di classe", cioè scontro fra capitale e lavoro, resta una cosa sola: la guerra fra poveri. Comprensibile che - per chi ha tradito - sia più facile dar la colpa ai barconi di migranti piuttosto che allo sfascio di un sistema economico che ha nell'Europa dell'Euro il suo basamento principale, ed aggrapparsi a Minniti invece che a Keynes.

Insomma, in questi anni che sembrano sempre più vicini agli anni trenta del secolo scorso, sembra davvero oramai troppo tardi per costruire una narrazione differente, che prescinda la contempo da questa Europa e da un nazionalismo fuori tempo massimo.
Ma intanto avere chiare le cause e gli effetti potrà servire, in qualche modo. Che quelli che arrivano non saranno i nazisti dell'Illinois. E li avrà generati l'Europa di cui ancora blaterano Scalfari e Prodi.

domenica 20 agosto 2017

Vendemmia 2017. Un'annata di svolta.

Ieri si è cominciato a raccogliere qualche grappolo. Inutile ricordare che il 19 agosto nei Castelli di Jesi fino a qualche anno fa era impensabile vendemmiare. Nemmeno si facevano le campionature, per la verità. Generalmente si cominciava con le basi spumanti nella prima quindicina di settembre.
La cosa incredibile è che questa annata non verrà ricordata solo per la canicola estiva. L'intera dinamica è stata "storta", con inverno e primavera caldi; con una incredibile gelata tardiva (-2 gradi il 22/23 di aprile); con 2 grandinate il 25 giugno ed il 14 luglio; con una siccità in giugno, luglio e agosto che davvero ha pochi precedenti.
Il singolo evento "sfortunato" in campagna è sempre capitato. Sono gli eventi estremi ciclici e ripetitivi, come quelli cui stiamo assistendo, che ci fanno toccare con mano ciò che le teorie - fisiche e biologiche - già ci avevano predetto: il cambio epocale dei nostri climi, delle nostre stagioni e, dunque, in definitiva, dei nostri terroirs. Non si tratta più di stagioni strane o particolari: si tratta della normalità con cui avremo a che fare nei prossimi anni. Inutile piangere, sbagliato farsi trovare impreparati.
Da questo punto di vista l'annata 2017, a differenza della 2003, della 2007 o della coppia 2011 e 2012, che in qualche modo le sono simili, è l'occasione da una parte per mettere alla prova ciò che abbiamo imparato; dall'altra costituirà una sorta di anno zero per il lavoro che ci aspetterà nel futuro.
Due sono le considerazioni che in questa estate mi sono venute in mente:

1) Il nostro lavoro di vignaioli, di fronte a quello che sta succedendo, sarà sempre più quello di tutori del suolo e custodi della sostanza organica. Più che produrre uva da vino, saremo baluardo contro la desertificazione. Tutto il resto - di fronte a ciò che sta succedendo - mi sembra irrilevante e riduttivo.

2) Mi colpisce sempre più la sostanziale incapacità della "scienza agronomica", quella delle Università, di aiutare i viticoltori di fronte ad eventi cui si era preparati da tempo. In questo senso - ma è solo un esempio - l'effetto nefasto delle selezioni clonali degli ultimi vent'anni mostrano il disastro intellettuale, prima che economico, cui si è andato incontro. Se a ciò si aggiunge la programmazione "politica" che ha portato ad espianti di gran parte del patrimonio di vigne vecchie - le uniche che stanno rispondendo in modo positivo alla siccità ed alla calura - viene da chiedersi cosa sarà di noi fra cinquant'anni...

3) Noi viticoltori "naturali", in virtù del lavoro sul suolo fatto, di una concezione non produttivistica della pianta-vite, di una visione olistica dell'ecosistema vigneto e della fisiologia della pianta, siamo pronti alla sfida. Non sarà annata del secolo e nemmeno del decennio. Sarà un'annata dalla quale imparare, ancora una volta, qualcosa del nostro stare in un terroir.

Portiamola a casa!


mercoledì 26 luglio 2017

La musica, il mio prossimo libro e Thegiornalisti

Nel 2012, in "Non è il vino dell'enologo", scrivevo questo:

"Se vendi vali. E per vendere devi costruire un prodotto rassicurante, facile, smussato, meglio se divertente, commovente solo a comando. 
Siamo all’estrema rappresentazione della cultura pop, nata come ribellione all’Arte parruccona ed istituzionale e divenuta, in soli quarant’anni di cultura consumistica, nuovo paradigma. 
Così, non c’è alcuna differenza fra il disco costruito dal produttore hip-hop di Los Angeles, grazie a veri e propri algoritmi del successo pop, ed il film Blockbuster pieno di effetti speciali e dalla sceneggiatura puntellata di espedienti. O fra il libro best seller appositamente commissionato allo scrittore top di turno ed il vino costruito da agronomi ed enologi consulenti, già a partire dalla concimazione del vigneto e perfezionato passaggio dopo passaggio fino all’assemblaggio finale.
E allora tutto deve essere non troppo acido, molto profumato, con una morbidezza suadente ed appagante. Senza sbavature, senza punture. Perchè nel nulla dei wine bars metropolitani colmi di ipocrisie e conformismi niente deve disturbare o suonare dissonante rispetto all’happyhour ben confezionato con prodotti del discount a basso costo. Figuriamoci il vino. Figuriamoci la musica. Nulla deve apparire troppo profondo, magari perché proveniente da una tradizione o da una ricerca. Che nella vita dell’uomo economico, scissa fra lavoro e tempo libero, il secondo non può essere faticoso e complesso. Deve solo scivolare. Scivolare via"

Parlavo di "Gusto" e, nelle quasi quaranta presentazioni in giro per tutta l'Italia, è stato forse il passaggio che più ho letto. Mi è tornato in mente questo passo mentre lavoravo alle bozze del mio prossimo libro e ascoltavo un pezzo dei Thegiornalisti, ovvero la band dell'anno.



Ora, essendo cresciuto negli anni ottanta, pensavo di aver visto tutto. Tutto il peggio del consumismo applicato alla musica. Sia chiaro: amo certa leggerezza. Cantavo Vamos à la playa e ho ascoltato, e ascolto, musica considerata "commerciale". Ma qui siamo davvero oltre. E non mi stupisce il successo di questi ragazzi. Rappresentano esattamente la nostra società attuale, la nostra gioventù, il nostro mondo occidentale.
Il mio nuovo libro, in uscita in autunno per Pequod, parlerà di queste cose. Di musica. Di scelte. Di autenticità. Dopo un saggio economico ed un libro sul vino, un romanzo puro. La fase è quella dell'ultima revisione, forse la più difficoltosa. Stay tuned!

lunedì 24 aprile 2017

Di Verdicchio e altre storie

In molti continuate a chiedermi perché non c'è scritto "Verdicchio" sulle mie bottiglie di vino bianco. Me lo continuo a chiedere anche io, da tempo. Ma mentre agli inizi della nostra uscita dalla Denominazione la domanda nascondeva - sotto sotto - una specie di risentimento, ora sono pacificato e felice della cosa. Perché in realtà La Distesa non produce più, e forse non ha mai prodotto davvero, "Verdicchio". Per questa ragione non mando più i miei vini alle commissioni assaggio per la DOC, e per questa ragione declasso le uve già prima della vinificazione.

Ci sono arrivato piano piano a capire questa cosa. Che la dittatura del vitigno, cioè, fosse nelle Marche così pervasiva e diffusa (si pensi al successo del "Pecorino" ad esempio) da coprire qualsiasi altra valutazione, e che dunque i nostri vini venissero percepiti "diversi".
In realtà - proprio ora che il "Verdicchio" vive un nuovo successo commerciale - sono giunto alla conclusione che se i miei vini sapessero di "Verdicchio" mi girerebbero i coglioni. A me piace che sappiano di Marche, di Cupramontana, di San Michele. Che abbiano in sé il dolore della Terra e la luce del Cielo. Che vuol dire tutto o niente, sia chiaro. Ma il vitigno no. Quello è arrivato nel 1400 grazie a una migrazione umana e veniva vinificato molto spesso insieme ad altri, molti altri vitigni. Ed è cambiato, e cambierà ancora (gli espianti di vecchi vigneti e la selezione clonale hanno fatto danni inenarrabili in questa zona, purtroppo). Cambierà come cambierà la viticoltura, come cambieranno i terroirs a causa del clima, come cambia l'uomo con i suoi gusti e le sue certezze e le sue ambizioni.
Quello che oggi viene identificato da tecnici, giornalisti, operatori come "il" Verdicchio è solo un vino feticcio, adatto al momento di mercato, esattamente come vent'anni fa lo era sotto altre vesti. Qual è il senso reale delle denominazioni di origine oggi? Se non una gigantesca operazione di branding, di marketing territoriale ad uso export, di costruzione di immagine, di privatizzazione di beni collettivi?

Che poi, in definitiva, mi rendo conto che questa cosa dello "star fuori", che è sì un po' morettiana ma - sia chiaro - senza volerlo, deriva dal fatto che La Distesa non è mai stata davvero "parte" di questo territorio - in generale: non solo per quanto attiene ai vini.
C'entra una idea della politica, indubbiamente, in luoghi che sono ancora fino al midollo stato-pontificio. Ma c'entra soprattutto una visione della vita per cui non si chiedono favori, non si inciucia, non si crede al compromesso ad ogni costo, non si tace per non disturbare.
Il che genera fastidio.
Non c'è nulla di male nelle separazioni, evidentemente noi e il Verdicchio-dei-Castelli-di-Jesi non eravamo destinati a stare insieme.
E quindi, ecco, volevamo dirvelo: non chiedeteci più il Verdicchio. Chiedeteci il vino di Valeria e Corrado. Proprietari in San Michele, Cupramontana dal 1935.

lunedì 6 marzo 2017

Il vino buono non si fa con la burocrazia

Tante volte mi sono trovato a spiegare come il sistema-vino non tenga conto delle realtà dei piccoli vignaioli. Finalmente qualcosa si muove. Dal basso. Mettendo da parte divisioni e incomprensioni. Saltando la rappresentanza di organismi e pseudo-sindacati che non rappresentano più nessuno. Questa è un primo passo.
Spero che a breve questo movimento si espanda a livello europeo, perché quello è il livello dove i piani e le strategie vengono elaborate. Dove si immagina un'agricoltura senza contadini, una terra senza custodi.


Al sig. Ministro dell'Agricoltura On. Maurizio Martina
Presso MIPAAF Roma

Italia, 05 marzo 2017

Oggetto: dematerializzazione registri vinicoli e burocrazia

Il vino buono non si fa con la burocrazia che uccide i piccoli produttori
Non accettiamo l'imposizione dei registri dematerializzati! Non vogliamo alimentare un'economia virtuale e parassitaria. E' necessaria un'inversione di tendenza, una rivoluzione delle norme; dobbiamo dire forte e chiaro che bisogna interrompere questo stillicidio di procedure, obblighi, corsi, patentini, registri che stanno strangolando le nostre aziende.

CHI SIAMO
Siamo duecento Vignaioli, agricoltori di ogni Regione. Siamo innamorati della terra, del cielo, delle piante e del nostro lavoro che vorremmo continuare a svolgere.

LA SITUAZIONE ATTUALE In Italia ci sono 52 mila produttori e di questi 48 mila imbottigliano meno di 1000 ettolitri, il 53% della produzione è ottenuta dalle cantine cooperative, mentre la superficie media è di soli 1,6 Ha. Rappresentiamo quindi circa il 90% dei produttori e non più del 30% della produzione totale. Perché allora non pensare un sistema adatto alle esigenze del maggior numero di produttori?   Siamo quelli che abitano e conservano i borghi rurali e i loro territori che, senza di noi, andrebbero irrimediabilmente in abbandono. La burocrazia sta uccidendo le nostre aziende e il nostro sistema agricolo, fatto  esclusivamente  di micro imprese.  Crediamo che si debba rallentare questa corsa alla burocratizzazione estrema, dove per ogni azione concreta sono richieste decine di pezzi di carta e gigabyte che tanti di noi non hanno la possibilità di seguire, di compilare e di pagare: i nostri piccoli numeri ci impongono delle scelte, e noi alla fine dobbiamo scegliere sempre la terra, la pianta, il vino. Inoltre, non siamo più disposti a dover pagare corsi e consulenti per poter fare il nostro lavoro. In pratica, non vogliamo mantenere un’economia virtuale e parassitaria, spesso rappresentata dalle associazioni di categoria, sindacati o società di consulenza.
Il tutto col beneplacito di chi avrebbe dovuto difendere la nostra vita e il nostro lavoro: si chiamino associazioni di categoria, sindacati o altro ancora, di antica o recente costituzione. Vogliamo reagire,rispondere, non per ottenere qualche mediocre compromesso, ma per imporre la nostra idea di lavoro, di rapporti umani; per riappropriarci del nostro tempo. A questo si aggiunge il fatto che delegare tutti gli adempimenti a servizi on line richiede una connessione potente e veloce e forse non ci si rende conto di quale sia lo stato delle ADSL nelle campagne italiane. Non si comprende perché le uniche esenzioni concesse siano a favore delle piccole produzioni che effettuano vendita diretta in azienda o per quelle fino a 1000/hl che non imbottigliano. Sembra che l'obiettivo sia quello di ostacolare la partecipazione delle piccole aziende al Mercato Globale, riservandolo così alle grandi imprese.

QUESTI GLI ENTI E ORGANISMI CHE CI CONTROLLANO
1- ICQRF
2- Guardia Forestale
3- Organismo controllo per certificazione Dop, Igp
4-Organismo controllo per certificazione Bio
5- HACCP controllo igiene in cantina
6- Sicurezza sul lavoro: organismi vari
7- Agea ed Enti regionali collegati./CAF.
8- Asl: normative sanitarie.
9- Province, esistono ancora e spesso hanno mantenuto le deleghe per la viticoltura.
10- Valoritalia, TCA, ecc.
 Organismi o Enti diversi che ci richiedono sempre le stesse cose, di produrre sempre gli stessi documenti .

QUESTI ALCUNI DEI VARI PATENTINI CHE DOBBIAMO CONSEGUIRE:
Alimentarista, HACCP, utilizzo fitosanitari. taratura botte irrorazione, patentino guida trattore…
Poi ci sono i Consorzi di Tutela, le Associazioni, i Sindacati ecc. Questo impegno corrisponde in termini temporali a quasi un mese di lavoro ed indicativamente a 2000-3000€ ogni anno, una cifra troppo importante per chi fattura poche decine di migliaia di euro.

 COSA CHIEDIAMO
E' urgente unificare quanto più possibile i vari Enti deputati al controllo: è auspicabile un unico organismo che esegua tutti i controlli. Per tutto ciò chiediamo:
1) Abolizione dei registri di cantina: ognuno di noi è obbligato a compilare ogni dicembre la denuncia di produzione delle uve e a fine luglio la dichiarazione di giacenza del vino. Se a questi due documenti affianchiamo le fatture di vendita, abbiamo tutte le informazioni necessarie per effettuareil controllo delle produzioni. Senza considerare che tutte queste informazioni vengono ripetute nei documenti del Sistema di Controllo del Biologico, nei manuali HACCP,Valor Italia, TCA ecc
Per i piccoli produttori (entro i 1000 Hl/anno) che non acquistano vino i registri non servono.
In subordine proponiamo di mantenere i registri cartacei ed agevolarne la tenuta al produttore che non acquista vino, posticipando il termine ultimo per la compilazione del registro di vinificazione al momento della dichiarazione di produzione; per imbottigliamento e tagli al momento della denuncia di giacenza. Proponiamo inoltre di eliminare l'obbligo di tenuta del registro di commercializzazione sotto i 1000 hl: è un duplicato del registro di vinificazione/imbottigliamento e dei movimenti già tracciati con altri documenti.
2) Anche per l'olio extra vergine di oliva chiediamo di portare il limite per l'esenzione dalla compilazione dei registri telematici dagli attuali 350 Kg a 3500 Kg/annui di produzione di olio.
3) Chiediamo per chi è Imprenditore Agricolo a titolo Professionale da almeno 5 anni di sostituire con un’autodichiarazione i corsi e i relativi patentini per guida trattori. Se lo scopo dichiarato è aumentare la sicurezza dei lavori in campagna, allora si diano contributi diretti per l'adeguamento delle macchine.
4) Esenzione totale dal patentino fitofarmaci nel caso in cui si utilizzino esclusivamente fitofarmaci a base di sali di rame e/o zolfo.
5) Eliminazione delle prestazioni viniche obbligatorie che sono misure anacronistiche. Inoltre, eliminando la distillazione obbligatoria delle vinacce (cioè regalare le vinacce alle distillerie) si creerebbe un valore di mercato per tutti i prodotti agricoli destinati alla distillazione. Proponiamo di eliminare l'obbligo di dichiarazione preventiva, incentivando il procedimento di smaltimento agronomico delle vinacce.
6) Proponiamo la semplificazione del modello INTRASTAT (basterebbe un elenco delle fatture inviate con PEC) e scadenza annuale per i vignaioli che producono meno di 1000 hl.
7) Chiediamo che in vendemmia e per la raccolta delle olive si possa ricorrere alla manodopera parentale e amicale con assicurazioni agevolate, con un forfettario assicurativo proporzionato alle dimensioni aziendali.
8) Chiediamo che su base volontaria e non obbligatoria sia possibile riportare nelle etichette del vino la lista degli ingredienti.

Comunichiamo che se  non otterremo quanto richiesto, avvieremo una Campagna di DISOBBEDIENZA CIVILE invitando tutti i vignaioli italiani a non ottemperare alle richieste di adeguamento ai registri telematici.

Il cuore della nostra protesta è comunque quello di mettere in evidenza il ruolo centrale che le piccole aziende svolgono nella salvaguardia dell’ambiente e del territorio nel suo complesso. Il soffocamento di queste piccole realtà non potrà che passare la mano ad un tipo di agricoltura che inevitabilmente distruggerà la risorsa primaria.

Egregio Ministro, in pochissimi giorni su questa proposta abbiamo raccolto 200 adesioni; con altrettanto poco tempo siamo certi di poter coinvolgere migliaia di agricoltori.

VIGNAIOLI UNITI contadinicritici@inventati.org
Seguono le adesioni dei titolari 200 aziende agricole



ABRUZZO
- Stefano De Fermo – Az. Agr. De Fermo
- Mariapaola Di Cato – Az. Agr Di Cato Francesco
- Lorenza Ludovico – Az. Agr. Ludovico
- Sofia Pepe – Az. Agr. Emidio Pepe
- Stefania Pepe – Az. Agr. Stefania Pepe
- Enrico Gallinaro – Az. Agricola E. Gallinaro
- Massimiliano D’Addario – Az. Agr. Marina Palusci
BASILICATA
- Antonio  Cascarano – Az. Agr. Camerlengo
- Elisabetta   - Az. Agr. Musto Carmelitano
CALABRIA
         -   Santino Lucà  -  Az. Agr. Cantine Lucà
        -    Luigi Viola -   Az. Agr. Cantine Viola
CAMPANIA
- Giovanni Ascione - Az. Agr. Nanni Copè
- Ennio Romano Cecaro – Az. Agr. Canlibero
- Elisabetta Iuorio – Az. Agr. Casebianche
- Raffaello Annicchiarico – Podere Veneri Vecchio
- Fortunato Rodolfo Arpino – Az. Agr. Montedigrazia
- Salvatore Magnoni – Az. Agr. Prima La Terra
- Diana Iannacone – Az. Agr. I Cacciagalli
- Sandro Lonardo – Az. Agr. Contrade di Taurasi
EMILIA ROMAGNA
- Alberto Carretti – Podere Pradarolo
- Laura Cardinali – Az. Agr. Cardinali
- Vittorio Graziano – Az. Agr. Graziano
- Mirco Mariotti – Az. Agr. Mariotti
- Elena Pantaleoni – Az. Agr. La Stoppa
- Federico Orsi – Vigneto S.Vito
- Denny Bini – Az. Agr. Podere Cipolla
- Francesco Torre – Az. Agr. Il Maiolo
- Marco Cordani – Az. Agr. Cordani
- Stefano  Malerba - Az. Agr. Gualdora
- Vanni Nizzoli – Az. Agr. Cinque Campi
- Katia Babini – Az. Agr. Vigne dei Boschi
- Paolo Francesconi – Az. Agr. Francesconi
- Roberto Maestri – Az. Agr. Quarticello
- Andrea Cervini – Az. Agr. Il Poggio
- Massimiliano Croci – Az. Agr. Tenuta Croci
- Flavio Cantelli – Az. Agr. Maria Bortolotti
- Erica Tagliavini –Soc. Agr. Bedogni Barbaterre
- Romano Mattioli – Az. Agr. Terraquilia
- Ettore Matarese – Az. Agr. Il Palazzo
- Gianni Storchi – Az. Agr. Storchi
- Paolo Crotti  -  Az. Agr. Podere Giardino
- Alberto Anguissola – Az. Agr. Casè
- Flavio Restani - Az. Agr. Il Farneto
- Antonio Ognibene – Az. Agr. Gradizzolo
- Manuela Venti – Az. Agr. Villa Venti
- Susanna Diamanti – Az. Agr. Oro di Diamanti
- Andrea Berti – Soc. Agr. Folesano
FRIULI
- Giovanni Foffani – Az. Agr. Foffani
- Gaspare Buscemi – Az. Agr. Buscemi
- Federica Magrini – Az. Agr. Vignai da Duline
- Franco Terpin – Az. Agr. Terpin
- Silvana Forte – Az. Agr. Le Due Terre
- Dario Princic – Az. Agr. Princic
- Fausto De Andreis – Az. Agr. Le Rocche del Gatto
- Fulvio L. Bressan – Az. Agr. Bressan Nereo
- Denis Montanar – Az. Agr. Denis Montanar
- Andrea Rizzo – Az. Agr. Feudo dei Gelsi
LAZIO
- Giuliano Salesi – Az. Agr.Podere Orto
- Andrea Occhipinti – Az. Agr. Occhipinti
- Chiara Bianchi – Az. Agr. Cantina Ribelà
- Daniele Manoni – Az. Agr. Il Vinco
- Marco Marrocco – Az. Agr. Palazzo Tronconi
- Antonio Cosmi – Az. Agr. Casale Certosa

LIGURIA
- Stefano Legnani – Az Agr. Legnani
- Andrea Marcesini – Az. Agr. La Felce
LOMBARDIA
- Emanuele Pelizzati Perego – Ar.Pe.Pe. srl
- Antonio Ligabue – Az. Agr. Ligabue
- Giacomo Baruffaldi – Az. Agr.Castello di Stefanago
MARCHE
- Alessandro Bonci – Az. Agr. La Marca di S. Michele
- Paolo  Beretta - Az. Agr. Fiorano
- Maria Pia Castelli – Az. Agr. Maria Pia Castelli
- Corrado Dottori – Az. Agr. La Distesa
- Rocco Vallorani – Az. Agr. Vigneti Vallorani
- Igino Brutti – Az. Agr. Fontorfio
- Enrico Gabrielli – Az. Agr. Aurora
- Natalino Crgnaletti – Az. Agr. Fattoria S. Lorenzo
MOLISE
- Rodolfo Gianserra – Az. Agr. Vinica
PIEMONTE
- Guido Zampaglione – Tenuta Grillo
- Paolo Laiolo – Az. Ag. Laiolo Reginin
- Alessandro Barosi – Az. Agr. Cascina Corte
- Nicoletta Bocca – Az. Agr. San Fereolo
- Stefano Marelli e Enzo Kizito Volpi -Az. Agr. Corte Solidale
- Eleonora  Costa  - Az. Agr. Crealto
- Ezio Trinchero – Az. Agr. Trinchero
- Nadia Verrua – Cascina Tavijn
- Lucesio             Az. Agr. Rocca Rondinaria
- Carlo Daniele Ricci – Az. Agr. Cascina S. Leto
- Paola e Elena Conti – Cantine del Castello Conti
- Andrea Fontana – Az. Agr. Platinetti Guido
- Claudio Rosso – Az. Agr. Cascina Roera
- Daniele Oddone – Az. Agr. Cascina Gentile
- Paolo Malfatti – Az. Agr. Cascina Zerbetta
- Daniele Saccoletto – Az. Agr. Saccoletto
- Fabrizio Iuli – Az. Agr. Iuli Fabrizio
- Rizzolio Giovanna – Az. Agr. Cascina delle rose
- Stefania Carrea – Az. Agr. Terre di Matè
- Paolo     Veglio  - Az. Agr. Cascina Roccalini
- Chiara Penati – Az. Agr. Oltretorrente
- Marta Rinaldi – Az. Agr. Rinaldi
-
PUGLIA
- Natalino Del Prete – Az. Agr. Natalino Del Prete
- Francesco Marra – Az. Agr. Francesco Marra
- Marta Cesi – Az. Agr. Dei Agre
- Mimmo            - Az. Agr. Pantun
SARDEGNA
- Alessandro Dettori – Tenute Dettori
- G. B. Columbu – Az. Agr. Malvasia Columbu
- Giovanni Montisci – Az. Agr. Cantina G. Montisci
- Francesco Sedilesu – Az. Agr. Giuseppe Sedilesu
- Maurizio Altea – Az. Agr. Altea Illotto
SICILIA
- Pierpaolo Badalucco – Az. Agr. Dos Tierras
- Gianfranco Daino – Az. Agr. Daino
- Guglielmo Manenti – Az. Agr. Manenti
- Giovanni Gurreri – Cantina Gurrieri Az. Agr. Battaglia Graziella
- Marco Sferlazzo – Az.Agr.Porta del Vento
- Alice Bonaccorsi – Az. Agr. A. Bonaccorsi
- Bruno Ferrara Sardo – Az. Agr. Bruno Ferrara
- Davide Bentivegna – Az. Agr. Etnella
- Paola Lantieri – Az. Agr. Punta dell’Ufala
- Nino Barraco – Az. Agr. Barraco
- Giovanni Scarfone – Az. Agr. Bonavita Faro
- Francesco Guccione – Az. Agr. Guccione
- Francesco Fenech – Az. Agr. F. Fenech

TOSCANA

- Antonio Giglioli – Az Agr Casale Giglioli
       -     Giovanni Borella – Az. Agr. Casale
- Valentina Baldini Libri – Fattoria Cerreto Libri
- Arnaldo Rossi – Taverna Pane e Vino
- Stefano Gonnelli – Az. Agr. Borgaruccio
- Giovanna Tiezzi – Az. Agr. Pacina
- Gabriele Buondonno – Az. Agr. Casavecchia alla Piazza
- Gabriele Da Prato- Az. Agr. Podere Concori
- Giuseppe Ferrua – Az. Agr. Fabbrica di S. Martino
- Francesco Carfagna – Az.Agr. Altura
- Stella di Campalto – Az. Agr. Podere S.Giuseppe
- Francesca Padovani - Az. Agr.Podere Fonterenza
- Marzio   Politi  - Coop. Agr. Voltumna
- Olivier Paul Morandini – Az. Agr. Fuorimondo
- Paolo Marchionni – Az. Agr. Vigliano
- Alessio Miliotti – Az. Agr. Tenuta di Sticciano
- Fabrizio Zanfi – Podere La Mercareccia
- Paolo Giuli – Az. Agr. Al Podere di Rosa
- Riccardo Papni – Az. Agr. La Pievuccia
- Francesco De Filippis – Az. Agr. Cosimo Maria Masini
- Sergio Falzari – Az. Agr. Il Giardino
- Carlo Parenti – Az. Agr. Macchion de Lupi
- Stefano Amerighi – Az. Agr. Amerighi
- Umberto Valle – Az. Agr. Poggio Trevvalle
- Francesco Anichini – Az. Agr. Vallone di Cecione
- Roberto Bianchi – Az. Agr.Podere Val delle Corti
- Luca Orsini – Az. Agr. Le Cinciole
- Monica Raspi – Az. Agr. Fattoria Pomona
- Patrizia Bruni – Az. Agr. Villa Bruni
- Marco Tanganelli – Az. Agr. Tanganelli
- Susanna Grassi – Az. Agr. I Fabbri
- Nadia  Riguccini  - Az. Agr. Campinuovi
- Maurizio Comitini  - Az. Agr. Croce di Febo
- Luca Tomassini – Az. Agr. Sangervasio
- Paolo Socci – Az. Agr. Fattoria di Lamole
- Rossella   Bencini   - Az. Agr. Terreamano
- Massimo Pasquetti – Az. Agr. I Mandorli
- Michele Braganti – Az. Agr. Monteraponi
- Paolo Cianferoni – Az. Agr. Caparsa
- Jacy Farrel – Az. Agr. Monte Bernardi
- Moreno Panattoni – Az. Agr. Montechiari
- Giorgio Secchi – Az. Agr. Palmo di Terra
- Piero Tartagni – Az. Agr. Fattoria Colleverde
- Michele   Guarino - Az. Agr. Tenuta Lenzini
- Stefano Grandi – Az. Agr. Canneta
- Emilio Falcione – Az. Agr. La Busattina
TRENTINO
- Stefano Bailoni – Az. Agr. Cantina Bionatura
VENETO
- Maurizio Donadi – Casa Belfi Donadi
- Maia Gioia Rosellini – Az. Agr. Ca’ Orologio
- Carlo Venturini – Az.Agr. Monte Dall’Ora
- Giovanni   Masini - Az. Agr. Cà de Noci
- Franco Masiero – Az. Agr. Masiero Verdugo
- Daniele Piccinin -  Az. Agr. Le Carline
- Marinella Camerani – Az. Agr. Corte Sant’Alda
- Daniele D. Delaini – Az. Agr. Villa Calicantus
- Ernesto Cattel -  Az. Agr. Costadilà
                                   
UMBRIA
- Paolo Bolla – Az Agr. Fontesecca
- Rocco Trauzzola – Fattoria Mani Luna di
- Jacopo Battista – Az. Agricola Ajola
- Clelia Cini – Az. Agr. La Casa dei Cini

lunedì 16 gennaio 2017

Decrescita enologica

Fuori nevica.
La campagna è come assorta. Accoglie la neve sulla propria pelle e ne accetta l'algida leggerezza.
Per noi agricoltori giornate come queste sono essenziali; per spezzare il ritmo delle nostre giornate, del nostro lavoro quotidiano, del nostro fluire nella natura. Per riflettere un po'.
Negli ultimi mesi mi sono reso conto di quanto sia stufo del "discorso sul vino".
Bevute compulsive, etichette, vecchie annate, riconoscimenti, difetti, vino naturale, fiere, ristoranti, sommelier, degustazioni cieche, ecc. Insomma, tutto ciò che è in qualche modo corollario del mio/nostro lavoro... L'idea stessa del Vino con la "v" maiuscola: come merce, come status symbol, come paradigma del "Made in Italy"... Tutta l'importanza che ci diamo e che ci danno, che ci porta a piantare nuove vigne, a fare più bottiglie, ad alzare i prezzi, a sviluppare nuovi prodotti, a trovare nuovi importatori. E la ricerca del consenso e dell'approvazione di giornalisti e consumatori. Del Mercato.

Questo mondo del vino non è che parte del mondo della Crescita. Dello sviluppo infinito. Le magnifiche sorti e progressive dell'export italiano, ad esempio. Il gigantesco talent show della bellezza/bontà italica. Una narrazione fatta di grandi bottiglie postate su Facebook (magari davanti agli occhi una persona cui non diamo importanza) e uffici stampa che si dannano l'anima per pavoneggiarsi con questo o quel direttore di Consorzio.

A me piaceva - e piace - stare in vigna a potare. Odorare la terra. Restare qualche minuto a dialogare coi miei vini in cantina. Soli.
In silenzio.
Saranno gli anni che passano o saranno i troppi wine geeks in circolazione, ma vedo sempre meno passione e sempre più omologazione.
Nessuno sciamano e troppi tecnici.
Il buonopulitoegiusto.
Tutto questo mi fa sentire fuori luogo, fuori posto. Io che non voglio più premi, che non voglio più medagliette, che non voglio crescere per crescere
e "gestire un'azienda"
e competere
e posizionare i miei prodotti
e pensare a cosa dire e non dire.

Io che voglio solo seminare. Dialogare. Osservare.

...Quanti timorati della vita, negli ultimi tempi, hanno guadagnato interesse per la "degustazione del vino"? Solo questa circostanza avrebbe dovuto insospettire, con giusta ragione, invece è stata superficialmente salutata come rivincita del sensibile e riconoscimento tardivo del liquido. La verità è che chi segue griglie consolidate e grammatiche date, ama riconoscere e riconoscersi nelle cose del mondo: non le incontra, ci si rispecchia. Degustare diventa una pura pratica a rimorchio, consolatoria e allucinatoria financo. Coazione a ripetere a contrasto dell'horror vacui. Ideologi dell'abilità del nulla, i narcisisti del vino proseguono sulla strada del riconoscimento di tipologie, varietà e aromi per consolidare se stessi sul piano di una frivola autorevolezza comunitaria. In effetti questo atteggiamento, spesso inconsapevole, corrisponde a bulimia cognitiva: come l'illusione della conoscenza consiste nell'accumulazione di dati e informazioni, così la narcosi dell'esperto di vino corrisponde all'assaggio compulsivo di più esemplari possibile, magari a confronto e nello stesso giorno, della stessa tipologia, con un bicchiere roteante che viene ossessivamente riempito e svuotato...  (Nicola Perullo - Epistenologia - pag. 69) 

giovedì 5 gennaio 2017

Buon 2017 "Natural Wine"!


Siamo solo al 5 gennaio e già si è scatenata la prima polemicona sul "vino naturale". Primo perché fa bene alla salute (la polemicona, ovviamente), secondo perché si tratta di un tema acchiappaclick sul web come ben pochi altri.
Nell'augurare un buon 2017 a tutti voi, vi svelo allora il mio proposito per l'anno in corso: non parlare più di vino naturale. L'ho fatto fin troppo, ci ho pure scritto un libro, e dopo anni sono giunto alla conclusione che sia del tutto inutile insistere a voler partecipare a battibecchi sterili. 
Tutti hanno alcune ragioni ed alcuni torti nella vicenda. 
Lo "scandalo" sta nell'utilizzo di un aggettivo di uso comune su decine e decine di prodotti ma che - abbinato al vino - scatena l'ira funesta di tutti i conformisti del mondovino. L'aspetto a mio avviso più importante, quello del cambio radicale di prospettiva estetica seguito all'avvento dei moderni "vins nature" (si pensi al fondamentale libro di Nicola Perullo "Epistenologia"), viene spesso travisato o trascurato.
Puzza? Non Puzza? Questa la ridicola dicotomia, il recinto in cui si vuol chiudere il vino naturale.
Ma la cosa meravigliosa è che - proprio come un boomerang - questa strategia di attacco mediatico da tempo si ritorce contro i suoi ideatori/propugnatori, tanto che il boom dei vini puzzolenti (=naturali) sembra inarrestabile.
Non so se sia una buona notizia. Probabilmente no. Ma il fatto che fiere come RAW siano state sperimentate con successo in posti nuovi (e non certo secondari) e che ovunque nel mondo nascano nuovi produttori, nuovi distributori, nuove occasioni di confronto sui vini puzzolenti (=naturali) forse dimostra il fallimento dell'ortodossia ad ogni costo.
E allora a chi continua a far finta di niente, a qualche anno dalla schifosa lettera di inizio 2013, così come ai tanti "opinionisti star" che invadono il web, mi piacerebbe ricordare che quel giornalettino vinoso che si chiama Decanter sta contattando noi produttori di vini puzzolenti (=naturali) per una degustazione di Natural Wines (senza virgolette, questi spudorati!) in cui, non solo non si mette in discussione l'esistenza del vino naturale, ma lo si descrive anche: e guarda un po' (!!!), attraverso una "carta della qualità" che non fa altro che riprendere le molte autocertificazioni prodotte negli anni dalle associazioni di vino naturale francesi ed italiane. Sono proprio pazzi questi inglesi!
Ma allora il vino naturale esiste o no?
E Puzza?
Ma quanto puzza?
Buon 2017 a tutti

Natural Wine ‘Charter of Quality’

All wines must adhere to this charter if they wish to enter into the ‘Top 25 Natural Wines’ tasting:
Vineyards farmed organically or bio-dynamically (Certification strongly preferred, but will accept uncertified)
 HandHarvestedonly
 Fermentation with indigenous (wild) yeasts
 Noenzymes
 No additives added (e.g. acid, tannin, colouring) other
than SO2
 SO2 levels no higher than 70mg/L total
 Un-fined and no or light filtration
 No other heavy manipulation – e.g. spinning cone,
reverse osmosis, cryoextraction, rapid-finishing, Ultraviolet C irradiation